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Italo Calvino

Introduzione alla Fantasia

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Premessa

Tra gli innumerevoli spunti che Italo Calvino ci ha lasciato durante il lavoro di Six Memos, uno è stato sicuramente la suggestione di basare la seconda serie di Storyfilters sulla fantasia. Lezioni americane possiede molti riferimenti a questo tema che, data la sua vastità di agganci con altri scenari e sviluppi, si pone come un percorso piuttosto insidioso da affrontare.

Finalmente podcast

Abbiamo registrato un podcast per spiegarvi a (male) parole che cosa vuole essere, è e sarà Storyfilters. Attraverso la metafora dei cercatori d’oro in Klondike ci siamo sbizzarriti a infarcire di contenuti una mezz’ora abbondante di discussione sull’importanza del filtraggio nell’era digitale, intervallata da qualche lettura presa dal romanzo Radiosa Aurora scritto nel 1910 da Jack London.

Finire per cominciare di nuovo

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“Inedito, ricavato dai manoscritti preparatori delle Norton Lectures. Si tratta della stesura, provvisoria ma completa, della conferenza iniziale; questo testo (che reca la data 22 febbraio 1985) verrà poi scartato, ma parecchio materiale era destinato a confluire nella sesta lezione, rimasta incompiuta, Consistency.(…)” (Lezioni Americane p. 123).

Molteplicità come regola

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La molteplicità è una delle caratteristiche intrinseche del web. Intrinseche per la tecnologia che lo sostiene (ricordate la commutazione di pacchetto?) e sopratutto per il tipo messaggio che è possibile veicolare (il messaggio in questo caso non è inteso come contenuto, concetto, ma come tipo: tweet, immagine, video, stringa di codice etc).

Della complessità o cinque cose da sapere sulla Molteplicità

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La difficoltà della molteplicità

Probabilmente siamo di fronte alla lezione più difficile tra tutte, almeno la più complessa perché molteplice in se stessa e perché più concentrata sull’interesse primario di Calvino: la letteratura. Questa quinta lezione si pone come un manifesto programmatico, una sintesi di quanto detto finora, come se leggerezza, rapidità, esattezza e visibilità fossero strati della molteplicità, elementi semplici che originano qualcosa di complesso. Finora Calvino ci ha dato gli attrezzi che ci servono, ora mettiamo tutto insieme.

Tre. L’elefante negato ma diffuso. Non posso scegliere se vedere o non vedere qualcosa perché nel web tutto è in mostra

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“Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina  bianca, di pensare per immagini”.

Due. L’elefante di cui nessuno vuole parlare: la sottile linea tra guarda me (selfie) e guarda come me (POV shot), ovvero come non lasciare niente, ma proprio niente, all’immaginazione

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“Quale sarà il futuro dell’immaginazione individuale in quella che si usa chiamare la “civiltà dell’immagine”? Il potere di evocare immagini in assenza continuerà a svilupparsi in un’umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate?”

Uno. L’elefante invisibile agli occhi e la potenza ricombinatoria del web

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“La fantasia è una specie di macchina elettronica che tiene conto di tutte le combinazioni possibili e sceglie quelle che rispondono a un fine, o che semplicemente sono le più interessanti, piacevoli, divertenti”. 

Tre cose (più una) che dovete sapere sulla Visibilità (se poi sono meno non preoccupatevi, se sono di più selfie contest, alè)

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PREMESSA: L’ELEFANTE #

L’elefante è quel mammifero noto a tutti, con la proboscide che funziona un po’ da naso e un po’ da mano e con una memoria prodigiosa. È un’animale che attira molta curiosità su di sé per il fatto che, nonostante la usa imponenza, sia tutto sommato calmo, riflessivo e docile.

(In)esattezza o come giocare con i fatti per creare e distruggere stereotipi

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Tutti noi abbiamo più o meno in mente quel che si intende per stereotipo e non abbiamo bisogno che la Treccani ci dica “opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni”.